Come cucire una tovaglia su misura con l'angolo a busta
L'angolo a busta è ciò che distingue una tovaglia cucita bene: ecco come farlo pulito, senza spessori né pieghe che si notano da lontano.
Chi cuce in casa lo sa: la parte lunga di una tovaglia, i teli dritti, si risolve in fretta, ed è ai quattro angoli che il lavoro si gioca davvero la faccia. Basta guardare una tovaglia da un paio di metri di distanza per capire se è stata confezionata bene, perché è l'angolo a tradire chi ha avuto fretta: se resta gonfio, se non sta giù, se le due orlature si accavallano formando uno spessore, l'occhio lo nota subito. L'angolo a busta, che i sarti chiamano anche angolo a 45 gradi, è la soluzione di mestiere per chiudere i due lati in modo pulito, senza sovrapposizioni e con una diagonale ordinata sul rovescio, ed è molto meno difficile di quanto sembri, a patto di rispettare l'ordine dei passaggi e di non saltare la stiratura.
Parti dalle misure del tavolo, non da un numero a caso
Prima di tagliare qualsiasi cosa, misura il piano del tavolo nella sua lunghezza e nella sua larghezza massime, e solo dopo decidi quanta stoffa vuoi che scenda oltre il bordo, quella che si chiama caduta. Per una tovaglia di tutti i giorni una caduta compresa tra i 20 e i 30 centimetri per lato è la misura che funziona meglio, perché copre bene le gambe di chi è seduto senza finire arrotolata sulle ginocchia, mentre per una tavola delle occasioni si sale volentieri verso i 40 centimetri e oltre, fino a sfiorare il pavimento nelle apparecchiature più formali. La regola per il taglio è semplice, perché alla misura del piano aggiungi due volte la caduta su ciascun lato, e poi metti da parte ancora qualche centimetro per l'orlo, di solito uno o due per lato a seconda di quanto lo vuoi profondo. Salta questo calcolo e ti ritrovi con una tovaglia che balla, corta da una parte e lunga dall'altra.
Stira l'orlo prima di toccare la macchina
Il segreto di un angolo che sta giù non è alla macchina da cucire, è sul tavolo da stiro. Lavora sul rovescio del tessuto e piega il bordo su se stesso una prima volta di mezzo centimetro o poco più, stirando bene la piega lungo tutti e quattro i lati, poi ripiega una seconda volta della stessa quantità così da chiudere il taglio vivo dentro l'orlo, ed è questo il doppio orlo che regge nel tempo e non sfilaccia. Dedica qualche minuto in più al ferro, perché ogni piega ben stirata è una piega che poi cucirai dritta senza combattere con la stoffa. Sul cotone e sul lino, i tessuti giusti per una tovaglia, la piega tiene la memoria della stiratura e ti guida l'ago, mentre se la salti e vai a occhio l'orlo ondeggia e l'angolo non chiude mai come dovrebbe.
La diagonale a 45 gradi, dove si decide l'angolo
Arrivato all'angolo, apri le due pieghe che avevi stirato e le ritroverai stampate sul tessuto come una piccola griglia di riferimento, ed è lì che devi lavorare. Piega il tessuto in diagonale sull'angolo, dritto contro dritto, facendo combaciare le linee di piega dei due lati, e traccia col gessetto la diagonale a 45 gradi che unisce i due punti dove le pieghe si incrociano. Cuci esattamente lungo quella linea, ferma la cucitura con qualche punto indietro, e a questo punto arriva il passaggio che quasi tutti dimenticano: rifila il triangolo di stoffa in eccesso lasciando appena mezzo centimetro di margine oltre la cucitura, perché è proprio quel triangolo, se resta lì, a creare lo spessore che fa gonfiare l'angolo. Rivolta l'angolo verso il diritto aiutandoti con la punta chiusa delle forbici o con uno strumento non tagliente, stira di nuovo, e vedrai comparire una diagonale netta con i due orli che si incontrano senza sovrapporsi, così che non ti resti che cucire l'orlo tutto intorno.
L'angolo che si alza? Quasi sempre è troppo spessore
La domanda che ci fanno più spesso in laboratorio è perché l'angolo, dopo un po', tende a sollevarsi invece di restare piatto sul tavolo, e nella grande maggioranza dei casi la causa è una sola, troppa stoffa dentro l'angolo: il triangolo non è stato rifilato, oppure l'orlo è stato tenuto troppo profondo per il tipo di tessuto, e tutto quel materiale compresso in pochi centimetri quadrati non ha modo di stare disteso. L'altro errore ricorrente è la diagonale storta, cucita a occhio senza far combaciare le pieghe, che restituisce un angolo non a 90 gradi e si nota appena appoggi la tovaglia sul tavolo. Se lavori un tessuto pesante, un lino robusto o un cotone spesso, tieni l'orlo un po' più stretto e rifila l'eccesso con generosità, perché su questi tessuti lo spessore si vede subito, mentre su una tela leggera hai un margine di errore maggiore anche se la regola non cambia.
Filo, ago e dritto filo, i dettagli che restano
Un angolo pulito merita finiture all'altezza, quindi usa un filo intonato al tessuto e non un tono lontano che salterebbe all'occhio lungo tutto il perimetro, e monta un ago adatto alla stoffa che stai cucendo, più sottile per le tele leggere e più robusto per i lini pesanti, così le cuciture restano regolari senza saltare punti. Un'attenzione che paga fin dal taglio è rispettare il dritto filo del tessuto, cioè tagliare i lati paralleli alla trama e all'ordito e non in obliquo, perché una tovaglia tagliata storta si deforma al primo lavaggio e nessun angolo, per quanto ben cucito, riesce a rimediare a un taglio sbagliato in partenza. Se questo è il tuo primo progetto di cucito per la tavola e vuoi fare pratica su qualcosa di più piccolo prima di affrontare la tovaglia grande, un runner da tavola su misura si confeziona con gli stessi identici angoli a busta ed è un ottimo banco di prova.
Quando hai finito, appoggia la tovaglia sul tavolo vero e guardala da lontano, in piedi, non da vicino con l'occhio della sarta, perché se i quattro angoli cadono uguali e stanno piatti il lavoro è riuscito. E se punti a una tavola più imbottita e silenziosa, ricorda che sotto la tovaglia puoi aggiungere un mollettone che attutisce i rumori delle stoviglie e fa scendere il tessuto ancora più morbido. Nel dubbio tra un orlo più profondo e uno più stretto, sul tessuto pesante scegli sempre il più stretto, perché perdona meglio e l'angolo ti ringrazia.
Domande frequenti
Quanti centimetri di caduta deve avere una tovaglia su misura?
Per l'uso di tutti i giorni una caduta tra i 20 e i 30 centimetri per lato è la misura più equilibrata, perché copre le gambe senza arrotolarsi. Per una tavola formale si sale verso i 40 centimetri e oltre, fino a sfiorare il pavimento nelle occasioni più eleganti.
Perché l'angolo della tovaglia si alza e non resta piatto?
Quasi sempre perché c'è troppa stoffa dentro l'angolo: il triangolo in eccesso non è stato rifilato dopo aver cucito la diagonale, oppure l'orlo è troppo profondo per il tipo di tessuto. Rifilando bene l'eccesso e stirando le pieghe l'angolo torna a stare disteso.
Che cos'è l'angolo a busta di una tovaglia?
È il modo sartoriale di chiudere l'angolo unendo i due orli con una cucitura in diagonale a 45 gradi, così da ridurre lo spessore ed evitare che i lembi si sovrappongano. Il risultato è un angolo netto e piatto, molto più pulito di un orlo semplicemente sovrapposto.
Quale tessuto è più adatto per una tovaglia con angoli a busta?
Il cotone e il lino sono i tessuti ideali, perché tengono bene la piega della stiratura e restano stabili nel tempo. Sui tessuti pesanti conviene tenere l'orlo più stretto e rifilare l'eccesso con generosità, dato che lo spessore all'angolo si nota subito.
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