Arriva sempre quel momento in cui stacchi le vecchie tende che non riappenderesti nemmeno in cantina, svuoti l'armadio della biancheria ingiallita e ti ritrovi tra le mani una montagna di tessuti da buttare. La domanda che ci fanno in tanti è la stessa: dove li metto, nell'indifferenziato come si è sempre fatto? La risposta oggi è cambiata, e più di quanto la maggior parte delle persone immagini.
Dal 2022 il tessile non va più nell'indifferenziato
In Italia, dal 1° gennaio 2022, i rifiuti tessili vanno raccolti in modo differenziato e non devono più finire nel sacco dell'indifferenziato, per effetto del decreto legislativo 116/2020 che ha recepito le direttive europee sui rifiuti. Il nostro Paese si è mosso in anticipo, perché a livello europeo la raccolta separata del tessile diventa un obbligo generalizzato entro il 2025. La cosa che sfugge a molti è che non si parla soltanto di vestiti: rientra tutto il tessile per la casa, quindi tende, lenzuola, asciugamani, tovaglie, scampoli e perfino i tessuti da tappezzeria che decidi di dismettere. Val la pena aggiungere, per onestà, che l'obbligo grava sui Comuni nell'organizzare il servizio, per cui il modo in cui conferisci può cambiare da un territorio all'altro, ed è normale.
Conferisci sempre pulito, asciutto e in un sacchetto chiuso
Prima ancora di scegliere il contenitore giusto, conta come consegni il tessuto, perché un conferimento fatto male manda in fumo il lavoro di tutti. La regola pratica del mestiere è semplice: i tessuti vanno consegnati puliti e ben asciutti, chiusi in un sacchetto, così non si sporcano tra loro e non ammuffiscono durante lo stoccaggio, perché un capo umido finito nel cassonetto può contaminare anche quelli sani intorno. Le tende in particolare vanno battute o passate per togliere polvere e residui, e se hanno ganci di metallo, anelli o binari conviene toglierli e conferirli con i loro materiali, dato che nella raccolta tessile serve la fibra e non la ferramenta, che anzi rischia di rovinare il ciclo di recupero. È un piccolo gesto che fa una differenza enorme sulla quota di materiale che si riesce davvero a rimettere in circolo.
Cassonetto degli abiti o isola ecologica? Non è la stessa cosa
Qui si crea la confusione più grande. I cassonetti gialli degli enti e delle associazioni che vedi in strada nascono soprattutto per gli indumenti ancora indossabili, destinati al riuso: lì ha senso mettere ciò che un'altra persona potrebbe davvero rimettersi, non lo straccio ormai bucato. Per un tessuto per la casa ormai fuori uso ma riciclabile, come una tenda liscia o un lenzuolo troppo consumato, la strada più corretta è di norma l'isola ecologica comunale con il cassone dedicato al tessile, dove il materiale viene avviato al recupero della fibra invece che alla rivendita. C'è poi una piccola accortezza che facciamo spesso presente in laboratorio: i tessuti pesantemente sporchi di vernice, grasso o solventi non sono riciclabili come gli altri e, se molto imbrattati, seguono in genere una strada diversa, per cui vale sempre la pena chiedere. Dato che il servizio varia parecchio da Comune a Comune, il consiglio che diamo sempre è di controllare le indicazioni del tuo Comune o del gestore locale prima di uscire di casa, così eviti di lasciare il sacchetto nel posto sbagliato e di mandare in rifiuto quello che poteva essere recuperato.
Prima di buttare, chiediti se si ripara o si riusa
C'è una scala che noi che lavoriamo i tessuti abbiamo bene in testa, ed è quella che dovrebbe guidare ogni scelta: prima riparare o riusare, e solo dopo riciclare. Sono due cose diverse che vale la pena non confondere, perché il riuso allunga la vita dell'oggetto così com'è, mentre il riciclo ne recupera soltanto la fibra dopo averlo distrutto, ed è quindi l'ultima spiaggia, non la prima. Una tenda scucita si ripara, un tessuto ancora buono si trasforma in qualcos'altro, e solo quando è davvero esausto si avvia al riciclo. Se vuoi qualche idea concreta per dare una seconda vita ai tuoi tessuti, parti dal nostro articolo sul riuso delle tende vecchie, e se ti stai chiedendo se convenga davvero, trovi il ragionamento completo in perché riparare conviene all'ambiente e al portafogli.
Un gesto piccolo che pesa più di quanto sembra
Chi come noi lavora tutto il giorno tra i tessuti tocca con mano quanti sfridi e ritagli si producono, e sa bene che la differenza tra buttare tutto nell'indifferenziato e avviare a recupero è tutt'altro che astratta. Non serve diventare esperti di normative per fare la cosa giusta: basta ricordare che una tenda o un lenzuolo puliti e asciutti hanno ancora un valore, che il posto giusto per conferirli quasi mai è il sacco nero, e che nel dubbio la fonte da consultare è sempre il proprio Comune. Quando non sai se una cosa si ripara o si butta, parti dall'idea che la fibra è una risorsa, non uno scarto, e nel dubbio scegli sempre di allungarne la vita.