Chi ha una barca ci è passato almeno una volta: il tessuto di un cuscino o di un tendalino è ancora perfetto, ma le cuciture iniziano a cedere, basta tirare un minimo e i fili si sfilacciano, rovinando un lavoro che sembrava quasi nuovo.
Per esperienza posso dirti che nella tappezzeria nautica il problema quasi mai è il tessuto: la colpa è del filo. È un dettaglio che non nota nessuno al momento dell'acquisto, eppure è il punto più delicato: essendo in superficie, il filo subisce in pieno l'attacco del sole e del sale senza alcuna protezione e, se si usa il materiale sbagliato, si consumerà e si spezzerà molto prima del tessuto che deve tenere unito.
Le cuciture sono importanti quanto il tessuto
Il tessuto nautico di qualità è trattato per resistere ai raggi UV e all'acqua salata, ma la cucitura che lo unisce è fatta di un filo che corre proprio sulla cresta della piega, dove il sole batte di più. Se quel filo non ha la stessa resistenza del tessuto, diventa l'anello debole della catena, perde elasticità e ad un certo punto basta la tensione normale del cuscino o un colpo di vento sulla copertura per farlo saltare. Il tessuto resta lì intatto, ma il capo non tiene più e va ricucito.
Qual è il filo più adatto
Il filo più diffuso, e per tante applicazioni più che adeguato, è il poliestere ad alta tenacità con trattamento di resistenza ai raggi UV. È robusto, lavora bene in macchina, costa il giusto, e su un capo che non vive perennemente sotto il sole pieno fa il suo dovere per anni. Per le cuciture interne, per la dinette, per i cuscini che a fine giornata rientrano o stanno sotto un tendalino, è una scelta sensata e onesta e il suo unico limite è che la protezione UV, per quanto buona, non è eterna: sotto esposizione costante e diretta, con gli anni, anche il poliestere migliore perde colpi.
Se l'esposizione è totale scegli il PTFE espanso
Quando il capo vive fuori tutto il tempo, esposto senza riparo, il salto di qualità lo fa il filo in PTFE espanso, il più conosciuto dei quali è il GORE TENARA. Qui la differenza è di sostanza: la resistenza ai raggi UV non è un trattamento applicato sopra che col tempo si consuma, ma è incorporata nella fibra stessa. Questo filo non teme l'acqua salata, resiste agli acidi, alle soluzioni alcaline e perfino alla candeggina e ai detergenti di pulizia, e non si degrada al sole come fa un filo comune. Il produttore lo garantisce per tutta la vita del tessuto su cui è cucito, con una garanzia minima dichiarata di quindici anni. Detto in parole povere, è un filo pensato per durare quanto il telo che cuce, e spesso di più.
Non risparmiare sulle cuciture
La domanda giusta non è quale sia il filo migliore in assoluto, ma dove finisce quel capo. Su tutto ciò che resta esposto in permanenza, come i cuscini di pozzetto sempre fuori, i bimini, i tendalini, le coperture che passano la stagione al loro posto, il PTFE espanso ripaga la spesa in più, perché ti evita di rifare le cuciture dopo poche stagioni. Su ciò che è più riparato, o che rientra spesso, un buon poliestere ad alta tenacità basta e avanza, e spendere sul PTFE sarebbe sovradimensionato. È un ragionamento di buon senso, lo stesso che applichiamo alla scelta dei tessuti nella nostra guida alla tappezzeria nautica.
Come capire se è il filo a cedere
C'è un controllo semplice che puoi fare da solo a inizio stagione, quando rimetti cuscini e coperture. Passa un dito lungo le cuciture più esposte e prova a sentire se il filo è ancora compatto o se si sfarina e si spezza con poco: se il tessuto è sano ma le impunture si aprono, non serve buttare il capo, serve rifare le cuciture, possibilmente con un filo all'altezza dell'esposizione.
È lo stesso principio per cui, quando i tessuti perdono colpi al sole, conviene capire la causa prima di rifare tutto, come raccontiamo a proposito dei cuscini sbiaditi dal sole.
Vale la pena ricordare che il filo incide pochissimo sul costo totale di una cuscineria o di una copertura, mentre rifare le cuciture significa scucire, smontare e ricucire l'intero capo, un lavoro che pesa molto più del filo risparmiato all'inizio. È proprio il tipo di economia al contrario che conviene evitare: si risparmia su un dettaglio e si paga caro quando quel dettaglio cede prima del tempo.