Se hai passato anche solo un pomeriggio d'estate a bordo, conosci quella sensazione: il sole picchia da ore e la vetroresina del pozzetto scotta al punto che non ci cammini scalzo, mentre appena arriva un po' d'acqua diventa una pista da pattinaggio. È il momento in cui quasi tutti pensano alla stessa cosa, cioè rivestire il pozzetto con una moquette da esterno per avere una superficie più fresca sotto i piedi, più morbida e che non ti fa scivolare. È una buona idea, ma in barca una moquette convive con acqua di mare, sale e sole battente, quindi va scelta e gestita con criterio, altrimenti nel giro di una stagione ti ritrovi con i cattivi odori e un tappeto che marcisce sotto.
Scegli solo fibre pensate per l'esterno
L'errore che vediamo più spesso è portare in barca una moquette da interni, comprata perché costava poco e aveva un bel colore. Su una terrazza coperta magari regge, ma in coperta, dove l'acqua salata la bagna di continuo, quella fibra trattiene l'umidità e comincia a marcire e a puzzare. La fibra giusta per l'ambiente marino è il polipropilene, un materiale che per sua natura non assorbe l'acqua, non imputridisce e regge bene i raggi UV senza scolorire in fretta. Quando tocchi una moquette nautica di qualità la senti quasi respingente all'acqua, ed è proprio questa la caratteristica che ti serve, perché è ciò che le permette di asciugare in fretta e di sopportare la salsedine senza degradarsi.
Il supporto drenante fa tutta la differenza
La parte che quasi nessuno considera al momento dell'acquisto è cosa c'è sotto il pelo della moquette, cioè il supporto. In barca l'acqua arriva sempre, dalle onde, da un temporale o semplicemente dai piedi bagnati che risalgono dal bagnasciuga, e se resta intrappolata sotto il tappeto hai creato l'ambiente perfetto per la muffa e per quel tipico odore di chiuso che poi non togli più. Per questo serve un supporto drenante, cioè un fondo che lascia scolare l'acqua verso gli ombrinali invece di trattenerla contro la coperta. Se il fondo è liscio e la moquette vi aderisce sigillando tutto, l'acqua ristagna, e allora conviene scegliere un prodotto con retro già drenante oppure prevedere sotto un tappetino a rete che tiene sollevato il rivestimento e fa passare l'aria. Il segnale a cui fare attenzione è semplice: se sollevi la moquette e dopo una notte è ancora umida sotto, il drenaggio non sta funzionando.
Montala a pannelli removibili, non incollata
Qui casca l'asino di parecchi lavori fai da te, perché si incolla la moquette direttamente sulla coperta pensando di aver risolto per sempre. Il problema è che una moquette incollata e fissa non la sollevi più, quindi non la fai asciugare come si deve e non la porti a terra a sciacquarla a fine stagione, e sotto, dove non arriva mai l'aria, parte il degrado che non vedi finché non è tardi. Il modo con cui lavoriamo noi, e che consigliamo a chi ci chiede un rivestimento del pozzetto, è la posa a pannelli removibili, agganciati con bottoni a pressione o strisce di velcro: così ogni pannello si stacca con un gesto, lo sollevi per far arieggiare la coperta, lo sciacqui comodamente e, se un giorno se ne rovina uno solo, cambi quello senza rifare tutto. È lo stesso principio con cui scegliamo la schiuma dei cuscini di bordo, dove poter smontare e far asciugare è ciò che allunga davvero la vita del materiale.
Sciacqua via il sale e falla asciugare, sempre
La moquette in polipropilene ha un grande pregio, cioè che si pulisce con pochissimo: nella maggior parte dei casi basta un getto d'acqua dolce, e sui pannelli più sporchi puoi passare anche l'idropulitrice tenendo la giusta distanza, perché la fibra non teme l'acqua. Il gesto che fa la differenza sulla durata non è tanto lavarla a fondo quanto togliere il sale: la salsedine che si asciuga sulla fibra la rende ruvida e opaca e col tempo la aggredisce, quindi una sciacquata frequente di acqua dolce, soprattutto dopo un'uscita in mare, vale più di una pulizia profonda ogni tanto. E prima di richiudere tutto, che sia a fine giornata o per il rimessaggio invernale, la regola è una sola, cioè riporla asciutta e mai arrotolata umida in un gavone chiuso, perché è lì che nascono gli odori e la muffa di cui poi si dà la colpa alla moquette quando invece è colpa di come l'hai riposta.
Quando è meglio lasciar perdere o passare al teak sintetico
Sarei disonesto a dirti che la moquette va bene su ogni barca. Se la tua resta spesso all'ormeggio bagnata e poco arieggiata, con un pozzetto che non asciuga mai davvero, un rivestimento che comunque trattiene un po' di umidità diventa un problema ricorrente, e allora tanto vale non metterlo o limitarlo alle zone che restano più asciutte. In quei casi, o se cerchi qualcosa di più duraturo e che non vada sollevato di continuo, l'alternativa è il teak sintetico, che costa parecchio di più ed è più rigido e più caldo sotto i piedi al sole, però non assorbe nulla, dura molti anni e si pulisce con una spazzola. La moquette resta la scelta più calda, morbida ed economica per rendere accogliente il pozzetto, a patto di trattarla per quello che è, cioè un rivestimento tecnico da sciacquare e far respirare, non un tappeto di casa.
Il segreto, in fondo, è tutto qui: in barca non è il materiale più bello a durare, ma quello che riesci a far asciugare. Se scegli una fibra che non teme l'acqua e la monti in modo da poterla sollevare e sciacquare, la moquette del pozzetto ti regala anni di comodità senza un cattivo odore.