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Tappezzeria Nautica

Rivestire il volante del timone in tessuto: come e quando

La ruota del timone scotta al sole e scivola con le mani sudate: un rivestimento in tessuto la protegge e dà presa, se è fatto bene. Ecco come.

Corona del volante del timone di una barca a vela rivestita in cordino di poliestere cucito a mano, mani che la impugnano, pozzetto in teak sullo sfondo

Chi passa qualche ora al timone d'estate sa bene di cosa parlo: la corona in acciaio scotta al sole al punto da doverla mollare, e con le mani bagnate di spruzzi o sudate la presa diventa incerta proprio quando servirebbe più salda. Anche il legno, che scalda meno, col tempo si consuma e diventa liscio dove appoggi sempre le mani. Rivestire in tessuto la ruota del timone nasce da qui, da un problema concreto di comfort e di sicurezza, e quando è fatto bene ti cambia in meglio ogni uscita, mentre se è fatto male si allenta, gira sulla corona e diventa più un fastidio che un aiuto. Vediamo come si fa e, soprattutto, quando ne vale davvero la pena.

Perché rivestire la corona, non è solo estetica

La ragione principale è il grip: un rivestimento tessile dà alla mano un appiglio sicuro anche da bagnato, cosa che l'acciaio nudo non offre, e questo si traduce in una guida più precisa e meno faticosa nelle manovre lunghe. C'è poi la protezione dal sole: coprendo la corona eviti che scotti e la ripari dai raggi che, anno dopo anno, opacizzano l'acciaio e seccano il legno. Su una ruota in legno il tessuto fa anche da strato sacrificale, cioè si consuma lui al posto della finitura sotto, che resta protetta. Non è quindi un vezzo da barca elegante, anche se il risultato è bello da vedere: è un intervento che migliora la presa e allunga la vita al timone, ed è per questo che lo si trova su barche di ogni tipo, dalla vela impegnata al gommone.

Quali materiali reggono davvero sole e sale

La scelta del materiale è tutto, perché a bordo un tessuto sbagliato si degrada in fretta. La finitura più classica e marinaresca è il cordino intrecciato attorno alla corona, in genere in poliestere cerato, un materiale molto resistente che non stinge e regge bene UV e salsedine, e che ha il pregio di dare una presa piena e antiscivolo grazie ai rilievi dell'intreccio. L'alternativa più moderna è la similpelle nautica, una finta pelle tecnica pensata per l'esterno: ha superficie liscia, si lava con acqua e sapone neutro, è impermeabile e resiste ai raggi, quindi è comoda dove vuoi pulizia facile e un aspetto ordinato. Chi preferisce un tessuto tecnico può orientarsi sugli acrilici tinti in massa da tendalino, quelli che reggono l'esposizione senza scolorire. Quello che devi assolutamente evitare sono i tessuti che trattengono acqua o che si degradano ai raggi: un cotone comune o una pelle non trattata, in poche settimane di sole e umidità, ammuffiscono, puzzano e si sfaldano. Il criterio è lo stesso che vale per tutto ciò che sta fuori a bordo, quello che spieghiamo parlando di quale tessuto resiste meglio a sole e sale in barca: se non nasce per l'ambiente marino, non durerà.

Come si fa, passo dopo passo

Il lavoro è più di pazienza che di forza, e il segreto sta tutto nella tensione costante. Se scegli il cordino, si parte fissando bene il capo iniziale sotto le prime spire, poi si avvolge la corona serrando ogni giro contro il precedente, senza mai lasciare gioco, perché è proprio il minimo allentamento che poi fa girare tutto il rivestimento. Quando arrivi in fondo, la finitura marinaresca a impiombatura chiude il lavoro e nasconde il capo, dando quell'aspetto pulito da barca curata. Se invece usi la similpelle, la si taglia su misura della circonferenza, si fora lungo i bordi e si cuce a mano tesa con un cordino cerato che stringe i due lembi attorno alla corona, cucitura a cui va data una trazione uniforme perché il rivestimento non ruoti. In entrambi i casi il nemico numero uno è la fretta: un rivestimento tirato male, con qualche spira lasca, all'inizio sembra a posto e dopo qualche uscita comincia a scorrere sotto le mani. Meglio un'ora in più e un lavoro che tiene per stagioni.

La versione smontabile, quando conviene

C'è una scelta che in laboratorio consigliamo spesso e che pochi considerano: il rivestimento smontabile, cioè una fascia in tessuto sagomata che si chiude sul retro della corona con lacci o una cerniera, invece di essere cucita fissa. Il vantaggio è pratico: puoi toglierla e lavarla a fine stagione o quando si sporca, e a fine navigazione la metti al riparo dal sole, allungandone di molto la durata. È la soluzione ideale se non hai voglia di rifare tutto quando il tessuto si consuma, perché sostituisci solo la fascia. Lo svantaggio è che, se non è cucita e sagomata bene, tende a muoversi più di una finitura fissa, quindi va fatta aderente e con una chiusura che tira davvero. È il compromesso giusto per chi vuole manutenzione facile senza rinunciare alla presa.

Quando invece non ti serve

Qui arriva l'onestà del mestiere: non sempre rivestire tutta la corona è la mossa giusta. Se stai al timone solo poche ore, in stagioni miti o all'ombra di un bimini, spesso basta molto meno, come un paio di guanti da vela che risolvono presa e scottature senza alcun lavoro sulla ruota, oppure una fascia parziale solo sul settore dove appoggi le mani, lasciando libero il resto. Rivestire l'intera corona ha senso quando passi tante ore al timone, quando la barca resta esposta al sole e vuoi proteggere una ruota di pregio, o quando cerchi quella finitura curata che fa la differenza a colpo d'occhio. Se invece la usi poco, il gioco può non valere la candela, perché è comunque un lavoro impegnativo che, mal fatto, dà più problemi che benefici.

Il consiglio che do sempre è di partire dall'uso reale che fai della barca e non dall'idea di rivestimento perfetto: scegli il materiale giusto per il sole e il sale, dedicagli il tempo che chiede una tensione fatta bene, e se hai dubbi sulla costanza della manovra manuale valuta prima la versione smontabile, che ti lascia sempre la via del ripensamento.

Domande frequenti

Perché conviene rivestire in tessuto il volante del timone?

Per due motivi pratici: dà una presa sicura anche con le mani bagnate o sudate, e protegge la corona dal sole, che la fa scottare e ne rovina la finitura nel tempo. Su una ruota in legno il tessuto fa anche da strato sacrificale, consumandosi lui al posto della superficie sotto.

Quale materiale usare per il rivestimento del timone?

I più adatti sono il cordino in poliestere cerato, resistente a UV e salsedine e con buona presa antiscivolo, e la similpelle nautica, impermeabile e facile da pulire. Vanno evitati i tessuti che trattengono acqua o si degradano al sole, come il cotone comune o le pelli non trattate, che ammuffiscono e si sfaldano.

Come evito che il rivestimento del timone giri sulla corona?

Il segreto è la tensione costante: ogni spira di cordino va serrata contro la precedente senza gioco, e la cucitura a mano della similpelle va tirata in modo uniforme. Un rivestimento tirato male, con spire lasche, dopo qualche uscita comincia a scorrere sotto le mani.

Conviene una versione smontabile del rivestimento?

Sì, se vuoi manutenzione facile: una fascia che si chiude sul retro con lacci o cerniera si toglie e si lava, e si mette al riparo dal sole a fine navigazione, durando di più. Va però fatta ben aderente, perché se non è sagomata e chiusa bene tende a muoversi più di una finitura cucita fissa.

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