Telo copertura invernale barca: come farlo su misura
Un telo invernale su misura salva la barca nel rimessaggio: tessuto traspirante, giusta pendenza e ricambio d'aria per non trovare la muffa a primavera.
Arriva quel momento di fine stagione in cui la barca va messa a riposo, e la tentazione è coprirla in fretta col primo telo che capita, magari un telone di plastica preso al ferramenta. Te lo dico per esperienza di laboratorio: un telo di copertura invernale fatto male protegge meno di niente, perché sbatte col vento, sfrega sul gelcoat e trasforma i mesi freddi in una serra di umidità. Farlo su misura non è un lusso, è la differenza tra ritrovare la barca asciutta a primavera o piena di macchie di muffa.
Non usare una plastica impermeabile che soffoca lo scafo
L'errore più comune è pensare che più il telo è impermeabile, meglio protegge. In realtà un telo completamente stagno, tipo PVC o nylon plastificato, intrappola l'umidità che sale dallo scafo e dai gavoni, e quell'umidità, non avendo via di fuga, condensa sotto il telo e ricade su cuscini, cielini e legni. Il tessuto giusto per il rimessaggio è un poliestere tecnico traspirante, che ferma pioggia e raggi UV ma lascia respirare l'aria sotto. Per la grammatura ci si regola sull'uso, perché una tela intorno ai 300 denari basta per una barca al coperto o in un rimessaggio riparato, mentre se sverna all'aperto sotto le intemperie conviene salire verso i 600 denari, più robusti contro vento e strappi. Se stai rimettendo mano a tutta la barca per l'inverno, nella nostra guida alla tappezzeria nautica trovi il quadro d'insieme sui materiali di bordo.
Dai al telo una pendenza, o l'acqua ti ristagna sopra
Un telo teso piatto come un tavolo è la ricetta perfetta per le sacche d'acqua, perché la pioggia si raccoglie al centro, il peso stira le cuciture e col gelo quella pozza diventa una lastra di ghiaccio che sfonda tutto. Quando prendi le misure devi pensare a un colmo centrale che dia la giusta inclinazione, così l'acqua scivola ai lati invece di fermarsi. Lo ottieni con un tirante che corre da prua a poppa sopra un supporto rialzato, oppure con degli archetti che alzano il telo al centro, e la regola che seguo è semplice: da qualsiasi punto una goccia deve poter scendere verso il bordo senza incontrare un avvallamento. Se noti che il telo forma una conca, la pendenza non basta e va rialzato il colmo prima che arrivino le prime piogge serie.
Rinforza occhielli e cuciture dove il telo lavora davvero
Il telo invernale passa mesi a tirare col vento e cede sempre negli stessi punti, cioè gli occhielli e gli angoli. Se metti un occhiello direttamente sul tessuto singolo, prima o poi lo strappa, e per questo in laboratorio raddoppiamo o triplichiamo il tessuto sotto ogni occhiello e cuciamo una fettuccia di rinforzo lungo tutto il perimetro, così il tiro si distribuisce sull'orlo e non su un solo foro. Le cuciture vanno fatte con filo resistente ai raggi UV, perché anche il sole debole dell'inverno lavora comunque il filo per mesi, e una cucitura che si sfila lascia entrare acqua proprio dove non te ne accorgi. Vale la pena, prima di coprire, controllare che tutti i punti di aggancio a bordo siano solidi e non abbiano gioco.
Lascia respirare l'aria sotto il telo
Anche il miglior tessuto traspirante non basta se l'aria sotto il telo resta ferma, perché la condensa nasce proprio lì, nell'aria umida e immobile che ristagna nell'abitacolo chiuso, e da quel ristagno partono l'odore di chiuso e la muffa che poi ritrovi su tende e cuscini. Quando faccio un telo su misura prevedo sempre dei passaggi d'aria, piccole aperture protette o inserti a rete nei punti alti, che creano un minimo ricambio senza far entrare la pioggia, e se puoi lascia socchiuso qualche gavone e un boccaporto così l'umidità interna trova sfogo. È lo stesso principio per cui conviene arieggiare i tessuti durante il rimessaggio, altrimenti la muffa trova terreno fertile proprio nei mesi in cui la barca resta chiusa.
Fissa il telo così che non si allenti col vento
Un telo che sbatte tutta la notte non fa solo rumore, perché sfrega sul gelcoat e in una stagione ti lucida via lo strato di finitura lasciando aloni opachi lungo le fiancate. Il fissaggio deve tenere il telo aderente ma non rigido, quindi uso elastici o cime elastiche che assorbono gli strattoni delle raffiche, mai una legatura fissa che al primo colpo di vento strappa l'occhiello. Il bordo inferiore va tenuto lontano dallo scafo dove possibile, oppure protetto con una guaina morbida nei punti di contatto, così anche muovendosi non segna la vernice, e ti conviene ricontrollare i tiranti dopo le prime giornate di vento perché il tessuto nuovo si assesta e quasi sempre chiede di ridare tiro.
L'ultima cosa, quella che fa più danni di tutte, è coprire la barca ancora umida o appena lavata, perché se chiudi dentro l'umidità il telo migliore del mondo non potrà farci niente e a primavera troverai la muffa ad aspettarti. Aspetta una giornata asciutta e ventilata, controlla che cuscini, tende e legni siano perfettamente asciutti, e solo allora chiudi. Quando sei indeciso se stringere di più o lasciare respirare, scegli sempre di far respirare, perché dall'umidità intrappolata si recupera molto più a fatica che da un telo un filo lento.
Domande frequenti
Che tessuto usare per il telo di copertura invernale della barca?
Un poliestere tecnico traspirante, impermeabile a pioggia e raggi UV ma capace di far respirare l'aria sotto. Evita PVC o plastiche completamente stagne, che intrappolano l'umidità e favoriscono condensa e muffa.
Perché sotto il telo si forma la condensa?
Perché l'aria umida che sale dallo scafo resta ferma e chiusa. Serve un tessuto traspirante e qualche passaggio d'aria nei punti alti, oltre a coprire la barca solo quando è perfettamente asciutta.
Come evitare che l'acqua ristagni sopra il telo?
Dando al telo una pendenza con un colmo centrale, un tirante o degli archetti che alzino la parte centrale, così la pioggia scivola ai lati invece di formare sacche che col gelo possono sfondare il tessuto.
Meglio un telo teso o un po' lento?
Ben aderente ma non rigido. Usa elastici o cime elastiche che assorbano gli strattoni del vento: un telo troppo teso strappa gli occhielli, uno troppo lento sbatte e sfrega sul gelcoat.
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