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Muffa sul bimini della barca: perché arriva e come evitarla

Bimini in tessuto acrilico con macchie di muffa in via di pulizia con una spazzola morbida e acqua saponata

Apri la barca dopo qualche settimana, alzi lo sguardo verso il bimini o la capote e le vedi: quelle macchie nere e puntinate sul tessuto, di solito lungo le pieghe e negli angoli, che sembrano spuntate dal nulla. È una delle scene che ci raccontano più spesso a inizio estate, e la reazione istintiva è pensare che il tessuto sia scaduto o di cattiva qualità. Quasi mai è così, e capire perché arriva la muffa è il primo passo per tenerla lontana davvero.

La muffa non mangia l'acrilico, mangia lo sporco

Partiamo da un punto che sorprende molti: la muffa non attacca la fibra acrilica in sé, che di suo non è un nutrimento. Quello di cui la muffa si nutre è tutto ciò che si deposita sopra il tessuto, cioè sporco, salsedine, polline e residui organici, e trova le condizioni ideali quando quel deposito resta umido, compresso e al buio. È esattamente quello che succede quando si ripiega il telo ancora bagnato, perché l'umidità intrappolata più il caldo creano l'ambiente perfetto. La salsedine peggiora la faccenda perché è igroscopica, cioè richiama e trattiene l'acqua, e i tessuti molto impermeabili non aiutano, dato che la condensa che si forma sotto fatica ad asciugare. Ecco perché due barche con lo stesso tessuto possono comportarsi in modo diverso: cambia come vengono tenute, non la stoffa.

L'errore numero uno: richiudere il bimini ancora umido

Se dovessi indicare l'unica abitudine che fa più danni, è questa, cioè richiudere o ripiegare il telo bagnato. Dopo una pioggia, una nottata di rugiada o un lavaggio, il tessuto ripiegato umido resta compresso per giorni al buio, e lì la muffa parte quasi sempre, portandosi dietro anche quell'odore di chiuso che poi resta appiccicato alla stoffa e si sente a ogni uscita. La regola d'oro è semplice: non chiudere mai il bimini bagnato, lascialo asciugare aperto e riponilo solo quando è asciutto al cento per cento. Vale anche per il rimessaggio più lungo, perché cuscini, teli e coperture vanno conservati in un luogo asciutto e ben ventilato, mai chiusi umidi dentro un gavone.

Risciacqua con acqua dolce dopo le uscite

Visto che la muffa si nutre di ciò che si posa sul tessuto, la prevenzione più efficace è togliere quel nutrimento con regolarità. Un risciacquo con acqua dolce dopo le uscite manda via sale, polline e polvere prima che si fissino, e ogni tanto una pulizia più a fondo con acqua tiepida e sapone neutro, passato con una spazzola morbida, tiene il tessuto pulito senza aggredirlo. Il punto è non esagerare con i detergenti forti, perché spogliano la spalmatura idrorepellente e ti lasciano un tessuto più pulito oggi ma più vulnerabile domani. Se vuoi la procedura passo per passo l'abbiamo raccontata in come pulire il tendalino acrilico della barca.

Rinnova l'idrorepellenza, è la vera barriera

Il trattamento idrorepellente non è un optional estetico, è la barriera che tiene l'acqua sulla superficie invece di farla penetrare, e così mantiene il tessuto asciutto e meno ospitale per la muffa. Con il tempo, i lavaggi e il sole quella protezione si consuma, e va riproposta periodicamente, indicativamente ogni due o tre anni a seconda di quanto usi la barca e di quanto è esposta. Te ne accorgi quando l'acqua smette di formare le gocce e comincia a bagnare il tessuto allargandosi, perché è il segnale che è ora di ridare il prodotto. Questo, tra l'altro, è lo stesso motivo per cui un tendalino può degradarsi anche usando i prodotti giusti, un tema che approfondiamo in perché il tendalino sbiadisce anche se usi i prodotti giusti.

Se la muffa è già arrivata, niente candeggina pura

Quando le macchie ci sono già, conviene agire presto, perché una muffa giovane e superficiale si toglie molto più facilmente di una radicata. Esistono prodotti specifici per tessuti nautici che fanno bene il loro lavoro, mentre l'errore da evitare è buttarci sopra la candeggina pura, perché sugli acrilici colorati smorza il colore e a lungo andare indebolisce anche il filo delle cuciture, che è spesso la prima cosa a cedere in un telo. Sii onesto con te stesso, infine, sullo stato del tessuto, perché su un telo molto vecchio e già degradato la muffa può essersi radicata a fondo e diventare impossibile da togliere del tutto, e a quel punto la spesa di un prodotto miracoloso conviene metterla da parte per il ricambio.

La muffa sul bimini, in fondo, è quasi sempre una questione di abitudini più che di sfortuna, perché un telo che si asciuga aperto, un risciacquo dopo l'uscita e l'idrorepellenza rinnovata al momento giusto ti fanno guadagnare anni di tessuto pulito. Quando sei indeciso se richiudere o no, lascialo aperto ancora un'ora: è il gesto più semplice e quello che ti risparmia i guai peggiori.

❓ Domande Frequenti

Perché si forma la muffa sul bimini della barca?
Perché la muffa si nutre dello sporco, della salsedine e dei residui organici depositati sul tessuto, non della fibra acrilica. Trova l'ambiente ideale quando il telo resta umido, compresso e al buio, come quando lo si richiude bagnato.
Posso usare la candeggina per togliere la muffa dal tendalino?
Meglio evitare la candeggina pura sugli acrilici colorati, perché smorza il colore e indebolisce le cuciture. Conviene un prodotto specifico per tessuti nautici, agendo il prima possibile quando la muffa è ancora superficiale.
Ogni quanto va rifatto il trattamento idrorepellente?
Indicativamente ogni due o tre anni, a seconda dell'uso e dell'esposizione. Il segnale è quando l'acqua non forma più le gocce ma bagna il tessuto, perché vuol dire che la protezione si è consumata.
Come prevenire la muffa sul tendalino?
Non richiudere mai il telo bagnato, risciacquarlo con acqua dolce dopo le uscite, pulirlo ogni tanto con sapone neutro e spazzola morbida, e conservarlo asciutto in un luogo ventilato.