Le sedie della cucina sono quelle che prendono di più: ci si mangia, i bambini ci salgono, cade l'unto e cadono le briciole, e dopo qualche anno la seduta è lucida, macchiata o addirittura lisa proprio nel punto dove ci si siede. Ti guardi intorno pensando di cambiarle, poi ti fermi, perché quelle sedie in fondo sono solide e ti piacciono. La buona notizia è che rifare la seduta di una sedia da cucina è uno dei lavori più semplici della tappezzeria, uno di quelli con cui conviene farsi le ossa, perché il procedimento è sempre lo stesso e il risultato lo vedi finito nel giro di un pomeriggio.
Parlo delle sedie più diffuse, quelle in cui la seduta è un pannello di legno svitabile fissato sotto il telaio: se giri la sedia e sotto trovi quattro viti che tengono un tabellone, sei nel caso giusto. Se invece la seduta è impagliata o intrecciata a mano, quello è un altro mestiere e conviene portarla in laboratorio.
Il vecchio tessuto non si butta: è il tuo cartamodello
Il primo gesto è capovolgere la sedia e svitare il pannello di seduta da sotto, mettendo le viti in una tazza così non le perdi. A questo punto la tentazione è strappare via il vecchio rivestimento e buttarlo, ed è proprio l'errore da non fare, perché quel tessuto consumato è la sagoma esatta della tua seduta e ti servirà da cartamodello. Toglilo con calma, aiutandoti con una pinza e un cacciavite piatto per estrarre i vecchi punti metallici, e tienilo da parte disteso: quando taglierai il tessuto nuovo lo userai come riferimento, aggiungendo il margine di cui parliamo tra poco.
Controlla l'imbottitura prima di pensare al tessuto
Con il pannello nudo davanti agli occhi valuta l'imbottitura, perché è lì che si gioca la comodità dei prossimi anni. Se la vecchia gommapiuma è ingiallita, sbriciolata o schiacciata al centro, cambiala, perché un pannello nuovo di gommapiuma di densità medio-alta è quello che regge l'uso quotidiano senza afflosciarsi dopo un mese, mentre una schiuma morbida da poco prezzo cede in fretta proprio dove pesi. Sopra la gommapiuma stendi un foglio di ovatta o dacron, che serve ad ammorbidire lo spigolo ed evitare che il tessuto, una volta teso, disegni il bordo duro della schiuma. È il dettaglio che distingue una seduta rifatta bene da una che sembra un sacco tirato.
Taglia largo e graffa partendo dal centro, non dagli angoli
Adesso il taglio. Appoggia il tessuto a rovescio sul banco, metti sopra il pannello imbottito e taglia lasciando un margine di rimbocco abbondante, indicativamente lo spessore della seduta più quattro o cinque centimetri per lato, perché il tessuto deve girare sotto e avanzare a sufficienza da graffare: se tagli tirato, non arrivi a fissarlo e butti il pezzo. Poi si graffa, e qui c'è la regola che cambia tutto, perché conviene partire dal centro di ogni lato e tendere verso gli angoli, non il contrario. Metti un punto al centro del lato davanti, uno al centro del lato dietro tirando in modo deciso ma uniforme, poi i due lati, e prosegui in croce aggiungendo punti che si allontanano dal centro. Lavorando così il tessuto si distende senza grinze, mentre se cominci dagli angoli ti ritrovi le pieghe intrappolate in mezzo e non le mandi più via.
L'errore che fa venire il disegno tutto storto
C'è uno sbaglio che in laboratorio vediamo fare quasi a tutti i principianti, e riguarda i tessuti con un disegno, una riga o un quadretto: tirare più forte da un lato solo. Basta poco, una mano più decisa dietro che davanti, e la riga che doveva restare dritta esce diagonale, storta, e a lavoro finito salta subito all'occhio. Prima di graffare in modo definitivo controlla il verso e l'allineamento del disegno appoggiando il tessuto senza tenderlo, poi fissa i punti centrali tenendo la trama parallela ai bordi del pannello, e solo dopo lavora gli angoli. Gli angoli si fanno per ultimi, ripiegando il tessuto in una piega netta e nascosta sotto, come quando si fa il letto con l'angolo dell'ospedale, così sopra resta pulito e sotto non si vede nulla.
In cucina conta il tessuto che scegli
Il tessuto non è un dettaglio solo estetico, in cucina è una scelta pratica, perché lì cadono unto, sugo e vapore, e conviene puntare su un tessuto robusto e pulibile, un poliestere o un misto con una buona resistenza all'abrasione, che si passa con un panno e non trattiene le macchie come farebbe una stoffa delicata di solo aspetto. Un lino chiaro sulla sedia della cucina è bellissimo il primo giorno e disperante il secondo. Se stai già facendo i conti e vuoi sapere quanto comprarne, ti aiuta la nostra guida su quanto tessuto serve per rifoderare una sedia, così eviti di trovarti corto a metà lavoro. E se il tarlo del recupero ti ha preso, lo stesso ragionamento vale in grande su un imbottito più importante, come raccontiamo in come abbiamo rivestito una vecchia poltrona invece di buttarla.
Rimonta il pannello con le sue viti, rigira la sedia e siediti: se la seduta è liscia, tesa e il disegno cade dritto, hai fatto un lavoro che dura. Quando sei indeciso su quanto tirare, ricordati che è meglio un punto in più dato con calma di uno strappo dato di fretta, perché in tappezzeria la pazienza si vede sempre nel risultato.